Peggiora il quadro legislativo sull’immigrazione, mette in ulteriore difficoltà i richiedenti asilo, presuppone che i pericoli maggiori per la sicurezza derivino dai migranti. È inoltre in contrasto con la Dottrina sociale della Chiesa e con gli insegnamenti di papa Francesco.

Intendiamo manifestare il nostro totale disaccordo nei confronti del decreto legge Sicurezza e immigrazione, varato dal Consiglio dei ministri, perché considera l’immigrazione principalmente come un problema di ordine pubblico.

Il cosiddetto “decreto Salvini” cancella di fatto i diritti fondamentali degli stranieri e rischia di incrementare ancora di più la percezione che i rifugiati sono una minaccia per la sicurezza dei cittadini italiani, e non persone da proteggere. L’aspetto securitario del decreto legge, indiscutibilmente necessario, non deve e non può mettere in secondo piano l’aspetto più importante, e cioè che l’immigrazione non è una maledizione ma una risorsa per la società.

In sintonia con tante associazioni cattoliche e laiche impegnate nel settore dell’immigrazione, deploriamo il fatto che i cambiamenti presentati nella legge vanno a peggiorare invece che migliorare le leggi vigenti in materia di immigrazione. In particolare, contestiamo la sostanziale riduzione della concessione del diritto di asilo per motivi umanitari riservato a poche eccezioni, negando la protezione a chi, ad esempio, proviene da paesi dove c’è seria instabilità politica e la vita delle persone è in pericolo. Inoltre, riteniamo un errore il ridimensionamento del Sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar) – uno tra i pochi esempi di successo di accoglienza integrata realizzata dai comuni in collaborazione con associazioni volontarie – che andrà ad accrescere il numero di clandestini destinati a languire nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). Irragionevole ci pare poi la scelta di raddoppiare i tempi di permanenza nei Centri per il rimpatrio (Cpr) fino a 180 giorni, misura che porterà a prolungare inutilmente la detenzione amministrativa di persone che non hanno commesso alcun crimine.

Come cristiani e missionari riteniamo che l’impianto generale della legge Sicurezza e immigrazione sia in netto contrasto con la dottrina sociale della Chiesa e gli insegnamenti di papa Francesco e dei suoi predecessori che costantemente invitano all’accoglienza di profughi e immigrati, incoraggiandone l’integrazione nella società.

Infine ci rivolgiamo al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, affinché si rifiuti di apporre la propria firma al decreto Immigrati e sicurezza ed esiga che venga riscritto nel rispetto dei principi di fondo della Costituzione italiana e delle convenzioni internazionali in materia di immigrazione.

 

Missionari comboniani in Italia

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