Siamo in piena estate: per alcuni rappresenta un impegno supplementare di animazione (penso ai campi estivi) ma mi auguro che sia anche per tutti occasione di riposo e di stacco dalle attività dell’anno. È importante approfittarne per ritrovare energie e motivazioni da destinare alla missione che riprende a settembre.
Per molta gente è l’epoca giusta per fuggire dalle tragedie abbattutesi sui loro paesi. Sogna di lasciarsi alle spalle morte, sfruttamento e disperazione e pensa che nei nostri paesi riuscirà finalmente a costruire qualcosa che abbia almeno una parvenza di vita. Non sa che è solo l’inizio di un nuovo calvario che, con tutta probabilità, la restituirà cinicamente al punto di partenza.
Osservo con preoccupazione e disgusto come il nostro paese e l’Europa trattino il tema dell’immigrazione. Vedo il fastidio della gente (molta di chiesa, purtroppo) che non vuole né vedere né sapere le ragioni di tale fenomeno. Cerco di prendere le distanze da chi applaude la politica dei muscoli forti e delle facce ostili: che invocano la chiusura delle porte e la costruzione di muri e steccati. Ringrazio quelli (Nigrizia, commissione GPIC, Alex e il suo impegno davanti a Montecitorio, confratelli singoli…) che nella nostra provincia ogni tanto fanno partire segni di ripudio alla politica di respingimento e chiusura del nostro paese. Mi associo agli altri provinciali europei che denunciano le politiche intransigenti del continente. I nostri sono interventi che non risolvono i problemi ma aiutano a decidere da che parte stare. Per fortuna so che molti confratelli condividono la stessa posizione. Mi sembra giusto non essere d’accordo con chi mette sullo stesso piano trafficanti di esseri umani e ONG. Non mi rappresenta chi in Europa gira le spalle a chi viene a riprendersi le ricchezze rubate a casa loro. La commissione europea di GPIC, che si è da poco riunita a Bressanone in questo contesto, ha riflettuto cosa significhi fare missione in Europa oggi. E ci ha ricordato che se c’è un salto da fare è proprio in questa capacità di essere in sintonia con gli avvenimenti, prendendo posizione nella società e nella chiesa ogni volta che si preferiscono le merci e i mercati alle persone concrete e ai popoli. Che lo Spirito ci aiuti a dare le giuste risposte e a fare, se necessario, quel cammino di conversione che ci riavvicini al vangelo e alle grandi tragedie del nostro tempo.

Povera Patria – Franco Battiato

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