“Mission is possible è un gioco di parole, un anglicismo scelto dagli organizzatori del Festival a evidenziare una sfida non impossibile, quella della missione ad gentes”: queste le parole attraverso cui il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, ha salutato la gremita sala polifunzionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.
Insieme a lui, all’incontro su “Quale futuro per la missione ad gentes?”, sono intervenuti il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo e Presidente della commissione Cei per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese, suor Luigina Coccia, Madre generale delle suore comboniane, e padre Stefano Camerlengo, Superiore generale dei missionari della Consolata. “L’obiettivo, in un clima di festa come quello del Festival delle Missioni, è introdurre una riflessione sui cambiamenti in atto della missione. Perché essa sta sì cambiando, sta andando verso altri popoli, ma non è da considerarsi impossibile”, ha poi proseguito il Vescovo di Brescia.
Dal canto suo, mons. Beschi ha rivolto un pensiero a Brescia, città ospitante del primo Festival della missione: “E’ la mia città, dove sono nato e cresciuto. Qui ho imparato la missione, da tante donne e tanti uomini. Brescia è una città, una diocesi, fortemente missionaria. Il nostro Paese è indebolito dalla crisi economica. Ma la generosità non è mai mancata, anzi; si è manifestata in maniera impressionante”.
“Dov’è finito il Vangelo nella vita di determinate società? – si è chiesto nel suo intervento il cardinal Filoni -. In molti luoghi il Vangelo non è più conosciuto, vi è il bisogno di riannunziarlo”. Sulla stessa linea il pensiero di suor Coccia, comboniana dal 1998 e missionaria prima in Camerun e poi nella Repubblica democratica del Congo, la quale ha invitato “ad attualizzare i carismi; non significa rifondare, bensì comprendere in profondità il progetto iniziale. La missione è in costante cambiamento. In questa instabilità, ciò che dà speranza è lo sguardo proiettato sulle origini del nostro progetto missionario, relativo al ‘piano di rigenerazione dell’Africa’”. Infine, le parole di padre Stefano Camerlengo: “Ben venga la crisi, intesa come ‘scossa’ che rivitalizzi la nostra società. Non esiste la storia buona e la storia cattiva. Bisogna collaborare col mondo, parlando anche ai giovani d’oggi. Doveroso sarebbe prendere esempio dal lavoro delle formiche, le quali, quando si trovano un ostacolo di fronte, proseguono comunque unite il loro cammino”.

di Mario Baffelli

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