«Siamo stati capaci di chiudere la rotta balcanica, possiamo ora chiudere la rotta libica». Lo ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Parole pesanti come pietre pronunciate in occasione del Memorandum firmato a Roma il 2 febbraio dal nostro presidente del consiglio Paolo Gentiloni con il leader libico Fayez al-Sarraj, per bloccare le partenze dei migranti attraverso il canale di Sicilia.

È la vittoria del cosiddetto Migration Compact (Patto per l’immigrazione), portato avanti con tenacia dal governo Renzi e sostenuto dall’allora ministro degli esteri Gentiloni. Trovo incredibile che si venga ad osannare l’accordo Ue con la Turchia per il blocco dei migranti. Ci è costato sei miliardi di euro, regalati a un despota come il presidente turco Erdogan ed è stato pagato duramente da siriani, iracheni e afghani in fuga da situazioni di guerra.

«I 28 paesi Ue hanno scritto con la Turchia una delle pagine più vergognose della storia comunitaria. È un mercanteggiamento sulla pelle dei poveri» ha sottolineato ha affermato C. Hein del Consiglio Italiano per i Rifugiati.

Visto il successo (!!) di quel patto, il governo italiano lo vuole replicare con i paesi africani per bloccare la rotta libica, da dove sono arrivati in Italia lo scorso anno 160.000 migranti. Ecco perché il governo italiano, a nome dell’Ue, ha fatto di tutto per arrivare a un accordo con la Libia, un paese oggi frantumato, dopo la guerra assurda che abbiamo fatto contro Gheddafi (2011). Il governo italiano e l’Ue hanno riconosciuto Fayez al-Sarraj come il legale rappresentante del paese, una decisione molto contestata dall’altro uomo forte libico, il generale Haftar. Per rafforzare questa decisione l’Italia ha aperto la propria ambasciata a Tripoli.

Il piano dell’Europa prevede di creare in Libia una “linea di protezione” (una specie di blocco navale) il più vicino possibile alle zone d’imbarco per scoraggiare le partenze dei profughi. Il vertice dei capi di stato Ue a Malta (3 febbraio) ha approvato questo accordo fra l’Italia e la Libia. Ma questo è solo un primo e fragile tassello del Migration Compact. La Ue vuole arrivare ad accordi con i vari stati da cui partono i migranti.

Per ora l’Ue ha scelto cinque paesi chiave: Niger, Mali, Senegal, Etiopia e Nigeria, promettendo soldi per lo sviluppo. Lo scorso novembre una delegazione, guidata dall’allora ministro degli esteri Gentiloni, ha visitato Niger, Mali e Senegal. Si è soprattutto focalizzata l’attenzione sul Niger. È significativo che la prossima primavera l’Italia aprirà un’ambasciata nella capitale del Niger, Niamey. Scrive il missionario Mauro Armanino da Niamey, capitale del Niger: «I “buoni” sono l’Ue, l’Italia, il Migration Compact, che si spacciano per i salvatori umanitari. I “brutti’ sono migranti irregolari… Noi preferiamo stare con i “brutti”, coloro che ritengono che migrare sia un diritto!».

Che ipocrita quest’Europa che offre soldi all’Africa perché si “sviluppi” e riduca i flussi migratori, mentre la strozza economicamente! L’Ue sta forzando ora i paesi africani a firmare gli Accordi di partenariato economico (Epa) che li obbliga a togliere i dazi doganali, permettendo così alla Ue di svendere sui mercati subsahariani i suoi prodotti agricoli, affamando così l’Africa. Senza parlare del land-grabbing, perpetrato da tante nazioni europee nonché dalla macchina infernale del debito con cui strangoliamo questi popoli.

Di qui la fuga di milioni di esseri umani. Ad accoglierli ora ci sarà il blocco nei vari paesi e poi quello navale. E se riusciranno ad arrivare in Europa, troveranno muri, filo spinato, campi profughi e lager. Il ministro dell’interno, Marco Minniti, vuole infatti rilanciare i famigerati Centri di dentificazione e di espulsione (Cie) in tutte le regioni d’Italia, che sono veri e propri lager.

«Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la “bancarotta dell’umanità”! Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di un istituto di credito, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarle, ma quando avviene questa ‘bancarotta dell’umanità’, non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto! E così il Mediterraneo è diventato un cimitero e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente17». Lo ha detto papa Francesco ai rappresentanti dei Movimenti popolari lo scorso novembre.

Davanti a queste parole così chiare e dure, mi sconcerta il silenzio della Conferenza episcopale italiana. Ma altrettanto mi sorprende il silenzio degli istituti missionari: finora non c’è stata una presa di posizione unitaria e decisa su quanto sta avvenendo, che ci tocca direttamente come missionari.

Non possiamo più tacere: è in ballo la vita di milioni di migranti che per noi sono, con le parole di papa Francesco, «la carne di Cristo».

Alex Zanotelli

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