“Lontano da me, maledetti… perché ero straniero, e non mi avete accolto” (Mt 21,42-43). Il Dio della Bibbia è un Dio che si identifica con lo straniero, e addirittura maledice chi non rispetta i suoi diritti: “Maledetto chi calpesta il diritto degli stranieri” (Dt 27,19).

E’ un Dio che non è funzionale all’ideologia dell’Impero, e allora l’Imperatore cosa fa? Fa una caricatura del Dio del Vangelo, e si fabbrica una divinità a propria immagine e somiglianza.

E così, alla fine del diciottesimo secolo, un vescovo brasiliano, Mons. Coutinho, scriveva candidamente che “i neri sono schiavi per volontà di Dio, senza nessuna speranza di liberazione”. Questo Dio schiavista era perfettamente funzionale agli interessi dell’Impero coloniale portoghese.

Un secolo e mezzo più tardi il presidente Truman, dopo aver lanciato la bomba atomica su Hiroshima, affermò: “Ringraziamo Dio perché ci ha dato la bomba…e gli chiediamo che ci guidi al servizio del suo disegno”. La bomba atomica e il massacro di innocenti posti al servizio del disegno di Dio! A tanto può arrivare la caricatura imperiale! E la maggioranza dei cristiani americani non trovarono nulla da ridire!

In realtà, ogni Impero cerca di imprigionare Dio in una nuova caricatura, quella che risulta più funzionale ai suoi interessi. E così, in ogni epoca storica, il primo compito dell’evangelizzatore è quello di liberare Dio dalla caricatura imperiale che lo incatena e permetterGli di far sentire la sua vera voce.

Oggi, il nuovo presidente degli Stati Uniti ci presenta un’altra caricatura imperiale di Dio: il Dio ‘protettore’. Come hanno giustamente notato vari analisti, la parola-chiave del suo discorso d’insediamento è stata ‘protezione’: protezione dei confini, della quiete pubblica, del benessere della classe media e dei bianchi. “Non dobbiamo avere paura”, ha detto Trump. “Siamo protetti e saremo sempre protetti. Protetti dai grandi uomini e donne delle forze armate e delle forze dell’ordine e, ciò che più conta, protetti da Dio”. Il Dio di Truman ci chiamava a servirlo attraverso la bomba, il Dio di Trump ci protegge attraverso i soldati, i missili e i carri armati.

Quello del tycoon è stato un vero e proprio discorso ‘messianico’, nel senso che il neo-presidente ha fatto uso di un linguaggio prettamente ‘religioso’. ‘Proteggere’, infatti, è un verbo ‘religioso’ per eccellenza, uno dei verbi che più si applicano a Dio nella Bibbia, un verbo che tocca le corde più profonde del nostro cuore. Dio è senz’altro un protettore, ma – dovremmo chiederci – protettore di chi? “Il Signore protegge  gli stranieri” , dice la Bibbia (sal 145,9). Il Dio della Bibbia è un Dio che protegge gli stranieri contro quegli israeliti che vorrebbero calpestare i loro diritti. Invece il Dio di Trump è un Dio che protegge gli ‘israeliti’ (che in questo caso sarebbero soprattutto gli americani bianchi) contro gli stranieri. L’immagine biblica di Dio è completamente ribaltata.

“I dimenticati non saranno più dimenticati”, ha aggiunto Trump. Ed anche qui sta usando un linguaggio prettamente religioso che tocca le nostre corde più profonde. Ovviamente, quello dei ‘dimenticati’ è un problema reale: noi viviamo in un sistema economico cui non importa nulla dell’essere umano. E’ un sistema idolatrico che ha messo al primo posto il profitto di pochi, mentre la stragrande maggioranza dell’umanità è ridotta a ‘materiale di scarto’, che qualcuno può usare e poi buttare a suo piacimento.

 

Una pseudo-risposta a un disagio vero

Questa disumanità del sistema economico, sommata ad un fenomeno migratorio di proporzioni gigantesche e al terrorismo islamico, crea un senso di spaesamento e insicurezza che non sperimentavamo da molto tempo. Ma la risposta che dà Trump a questo spaesamento è una pseudo-risposta. Praticamente, il presidente sta dicendo a quest’uomo – prevalentemente bianco – spaventato e spaesato: ‘Nel mondo ci sono tanti pericoli, tante forze che insidiano la tua tranquillità e il tuo benessere. Allora io ti costruisco un muro, e così impedisco che questi pericoli possano arrivare fino a te’. La proposta di Trump è quella dell’ ‘uomo murato’.

In realtà, sappiamo che il neo-presidente fa parte integrale di quel sistema che ha portato alle scandalose disuguaglianze di oggi e a cui non importa niente degli ‘uomini dimenticati’. Ad esempio, Trump ha già detto che diminuirà le tasse, soprattutto ai ricchi, e così priva lo Stato di un prezioso strumento per redistribuire la ricchezza in maniera più equa. Inoltre, dopo aver tuonato in campagna elettorale contro i grandi poteri economici, ha scelto i suoi più stretti consiglieri proprio tra i big’’ del Gotha della finanza, in particolare tra gli amici delle compagnie petrolifere, che ovviamente faranno gli interessi dei magnati del petrolio, continuando ad inquinare e ad arricchirsi alle spese degli uomini e delle donne ‘dimenticate’.

Di fronte al disagio e allo ‘spaesamento’ dilagante, la politica può rispondere in due modi. Il primo è quello di prendermi a cuore questo disagio, e insieme ai cittadini analizzare le cause della povertà e preparare un programma per diminuire le scandalose disuguaglianze sociali. Il secondo è quello di alimentare la rabbia, evitando di smascherare le vere cause della povertà, ma semplicemente facendo sentire all’elettore che sto ascoltando il suo disagio. In questo modo si lancia un segno di attenzione ai ‘disagiati’ e gli si manda questo messaggio: ‘Io vi ascolto, io vi prendo in considerazione’. Ma è un ascolto opportunistico, di chi vuole alimentare la rabbia e piegarla ai propri interessi. Questo, in soldoni, è il programma di Trump: lascia intatte le strutture di ingiustizia che generano disuguaglianza, non pensa minimamente ad una politica di redistribuzione dei redditi, ma ti dice: ‘Ti costruisco attorno un muro, e ti prometto che nessuno verrà a disturbarti dentro quel muro in cui ti rinchiudo. Fai bene ad essere arrabbiato contro i tuoi nemici: i musulmani, i profughi di guerra e gli stranieri. Io li odio esattamente come te, e ti prometto che non riusciranno mai ad entrare dentro il tuo muro’.

Ecco, dunque, che poco a poco io trasformo lo spaesato e il ‘dimenticato’ in un hater, in un ‘odiatore’ arrabbiato. E’ il modello di uomo che ormai prevale presso una grossa fetta del pubblico televisivo: un uomo volgare, che non lascia parlare chi la pensa diversamente da lui, uno che urla forte, e che ormai ha rinunciato per principio a ragionare in maniera pacata. Più urli, più la dici grossa, e più ti senti ‘figo’: in TV, su facebook, al bar. Ecco alcune delle frasi postate su FB da questi ‘haters’: “Gli immigrati? Bruciarli vivi o buttarli a mare!”; “Bisogna eliminare i bambini dei musulmani, perché tanto sono tutti delinquenti”; “Speriamo che affoghino tutti, che non se ne salvi nessuno”.

 

‘Fighi’ o mostri?

Perciò, quando l’Impero riesce a ridurre Dio a una caricatura, produce anche un uomo-caricatura: quando Dio perde le sue vere sembianze divine, anche l’uomo perde le sue vere sembianze umane. E così, a un Dio che benedice la costruzione di muri corrisponde una caricatura umana: l’uomo ‘murato’, che urla contro tutto ciò che sta al di là del muro e non si rende conto che urlare è tutto ciò che gli permette di fare il sistema. A un Dio caricatura che odia gli stranieri corrisponde l’uomo come hater, visto come il vero ‘figo’. Ma in realtà gli haters hanno rinunciato alla loro umanità e si sono trasformati in mostri caricaturali, in caricature di esseri umani, capaci di dire e fare cose mostruose, come ci ha dimostrato recentemente Alex Bissonette, un giovane canadese ammiratore di Trump, che ha ucciso uomini e donne disarmate che stavano pregando in una moschea.

E dunque, abbiamo davanti dei FIGHI O CARICATURE MOSTRUOSE? Il nostro futuro dipende in gran parte da come risponderemo –  soprattutto da come risponderanno i nostri giovani – a questa domanda.

Fratel Alberto Degan

 

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