Lettera ai “molti Salvini” di Italia

Caro Salvini.

Le scrivo in occasione della giornata mondiale del rifugiato. Scrivendo a lei, scrivo anche a quanti pensano di pensarla come lei. Ultimamente lei sta urlando parecchio contro gli immigrati e i rifugiati. Da quanto leggo, mi rendo conto che tra i politici italiani è più popolare chi ha molta saliva e poco pensiero. Lei ha molta saliva. Ma non è ignorante, perché sa e conosce la vera situazione. Lei non è ignorante, ma  le conviene ignorare certe realtà per qualche voto in più. A molti politici italiani non interessa difendere la verità, perché difendere la verità significa esporsi, bruciarsi e, spesso, perdere Si prendono più voti con affermazioni strampalate. Caro Salvini, parli di  meno e dialoghi  di più. Per gli immigrati c’è bisogno di una politica e riflessione seria e non di urla razziste. Alcuni punti:

1.Storia dell’uomo: l’uomo è sempre stato una camminante, un migrante, un fuggente dalle guerre, dalla fame e dalla morte. Come succede ora. Nella Bibbia, libro preferito da Papa Francesco, ci sono frasi che riassumono la storia dell’uomo che migra e fugge continuamente. Se lei è credente ascolti e impari : “Poiché il Dio grande e forte …  ama lo straniero dandogli pane e vestiti. Amate, dunque, lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto.” (Deut. 10:17)-“Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai perché anche voi eravate stranieri nel paese d’Egitto” (Esodo 22:21) “Avrete una stessa legge per il forestiero e per il nativo del paese” (Levitico 24:22) “Vi sarà un solo statuto per tutta l’assemblea, per lo straniero che risiede con voi; sarà uno statuto perpetuo, per tutte le vostre generazioni; come siete voi, così sarà lo straniero davanti all’Eterno( Numeri 15:15-16). Il Papa, caro Salvini, è uomo di spiritualità biblica e non farà mai silenzio davanti alle  sparate razziste.

2.Guerre sporche: gli immigrati o extracomunitari o rifugiati stanno scappando da guerre, fame, pericoli e morte. Partono senza sapere dove e se arriveranno. Tra morire di fame e morire lottando, preferiscono lottare. E, quando arrivano, trovano muri di divisione, disprezzo, minacce, razzismo. Scappano da guerre create dalle nostre nazioni potenti. Scappano dalle bombe prodotte e vendute  dalle stesse nazioni che chiudono le porte ai migranti. Sono bombe e armi made in Europa, in Usa e in Asia.  E, con il razzismo, lei e i suoi alleati vorrebbero che questi poveracci tornassero sotto quelle bombe fabbricate da noi, vendute da noi e sganciate da noi. Chi ha messo in mano ai banditi dell’ Isis e ai nostri così detti nemici le armi più sofisticate ? Quelle armi non sono nate nel deserto del Sahara. George Bush, presidente americano, aiutato dalla NATO, ha bombardato i Balcani, Irak e  Afghanistan per, aimè,…stabilire la democrazia. Lui ha cantato vittoria e le guerre hanno continuato e peggiorato la situazione, producendo distruzione, emigranti, profughi e fuggitivi. Nella guerra non vince nessuno. Vince solo la morte e la distruzioni di popoli

3.Al tempo delle colonie: nazioni come Inghilterra, Francia, Belgio, Germania e Italia sono piombate in Africa e hanno conquistato, distrutto, rubato e poi abbandonato quella gente.  Proprio loro, ora, vogliono chiudere le frontiere. Sono piombate in Africa e Asia come avvoltoi e ora piombiamo nuovamente come avvoltoi su questi poveri che scappano dalla morte. Caro Salvini, gli immigrati sono qui oggi, perché noi eravamo là ieri. Metta il cuore in pace: nonostante i muri del razzismo, gli immigrati non se ne andranno e il colore della pelle degli europei cambierà e diventerà sempre più nera.  Conviene allora studiare una politica di convivenza tra differenze etniche. Un politica che stia attenta  a chi è migrante e a chi è terrorista. Sono d’accordo con lei: mescolati agli immigranti, arrivano terroristi, mafiosi e  schiavisti. Un politica intelligente, però, potrà distinguere la zizzania dal grano.

4.La Chiesa:Il Vaticano, contrariamente alle sue affermazioni, ha fatto e fa molto più delle chiacchiere dei politici del mondo. Esiste un altro  Vaticano  fuori dell’Italia: nelle nazioni povere e in guerra, un esercito di missionarie e missionari, un esercito di donne e uomini volontari laici  si sacrificano per aiutare i poveri nei campi dei profughi e rifugiati, nelle scuole, ospedali, centri di attenzione. Senza questo “esercito del Vaticano” i migranti sarebbero molto più numerosi. Poi c’è l’esercito dei volontari della caritas in ogni diocesi. C’è anche la Caritas di Milano. Vada a dare una mano e ascolti le storie tragiche di chi soffre. Nessuno vuole abbandonare il proprio paese, attraversare deserti, fiumi e mari per avventura. Se lo fa, è perché  è costretto; ed è l’unica via  per fuggire da  morte sicura. E’ ascoltando chi soffre che si possono fare piani politici intelligenti per risolvere la situazione mondiale dei migranti. Caro Salvini, difenda la verità, difenda chi soffre anche a costo di perdere voti.

5.Il nostro passato: é bene ricordare il nostro passato e  la storia delle sofferenze degli emigrati  Italiani.  Ecco che si diceva negli USA degli immigrati Italiani all’inizio del 1900: « Generalmente (Gli Italiani) sono piccoli di statura e oscuri di pelle. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. (…) I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali (…) Proponiamo che si controllino  i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione». Questo testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, ottobre 1912. Come vede, la storia si ripete. Dalla sofferenza dei nostri padri emigrati dovremmo imparare ad accogliere e non a disprezzare  quanti arrivano cercando un pezzo di pane e un bicchiere d’acqua.

 

  1. Teresino Serra

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